Da Lione

Breaking news del giorno: Serge Dorny non andrà all’opera di Dresda. Con una lettera ufficiale l’ha annunciato la ministra della cultura dello Stato di Sassonia. Sabine von Schorlemer ha detto di sentirsi profondamente contrariata ma secondo lei Dorny non era stato in grado di stabilire una relazione fruttuosa con l’equipe artistica e amministrativa. Incredibile licenziamento prima di entrare in carica. Ricordo che a Dresda c’è Christiam Thielemann…

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Musica senza

Daito Manabe e Squarepusher insieme. Provocatorio incontro…

Finalmente il sole

A me piace anche una leggera pioggerellina. Non mi dispiace un cielo scuro. Ma c’è qualcuno di mia conoscenza che preferisce decisamente il sole

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La scala mobile e il bagno

Nell’ultimo fine settimana trascorso a Milano ho avuto modo di visitare diverse mostre. La prima sensazione è la mancanza di un vero intento culturale. Piuttosto si cerca di sfruttare artisti più popular possibili: i Caravaggio, gli impressionisti, nel caso di Milano l’ennesimo Kandinskij ecc. Non ho saputo resistere al fascino di uno dei pittori da me più amati da ragazzo, Pollock. Eccomi allora a Palazzo Reale per Pollock e gli irascibili. Allestimento infelice, con troppi quadri in pochi metri. Video proiettati di fronte a tele. Soprattutto, mancanza assoluta di forza rivoluzionaria, di forza, tout court. Come se nulla fosse accaduto come modalità di fruizione, si passa davanti al quadro, a prescindere dall’epoca, si commenta, si va via. Gli anni Cinquanta diventano così come il Settecento o quel che vi pare. Del resto chi ha un quadro in casa? Solo poster o stampe. Sul rapporto committente-artista tornerò, spero. Ma vale la pena di pensarci su. Così, anche nel magnifico Museo del Novecento -accanto a Palazzo Reale- dove ho trovato tele che mi hanno entusiasmato,  ho visto i bambini di una scolaresca interrogarsi su questo strano posto dove non si può toccar nulla che chiamano museo. L’impressione è che le uniche cose vive fossero la scala mobile e il bagno.

Viva Sassari Abbasso Roma

Ho lasciato passare un paio di giorni prima di commentare la mia trasferta a Milano per la Final Eight di basket. Ora che le emozioni ecc si sono sedimentate, le mie parole saranno meno infuocate. Innanzi tutto Viva Sassari. Perché ha vinto, e nel basket chi vince è il più bravo. Le previsioni della vigilia davano la squadra di Meo Sacchetti come una vittima sacrificale. Se la sono giocata sul campo. E hanno vinto. Abbasso Roma. Perché come tifoso della Virtus devo ammettere che la squadra entrata in campo nella maniera peggiore è stata la mia. Prendiamo Cantù, vittima eccellente. E’ andata a giocare pensando di vincere facile per le due perdite di Reggio. Gli emiliani si sono rimboccate le maniche e hanno dato battaglia dal primo all’ultimo secondo. Cantù ci ha comunque provato. Ha sbagliato molto, e ha pagato per questo. Non così la Virtus Roma. La sensazione è che proprio non ci abbiano provato. Con l’eccezione del leone-Goss (anche se da play non riesce ad avere buone percentuali al tiro) e dell’ottimo Mbakwe (ma se nessuno lo serve anche inutile). E’ inaccettabile prendersela con la mancanza di Jordan Taylor. Vedasi ancora Reggio Emilia, in campo con mini-play. La Virtus Roma è stata la peggiore di questa edizione. C’è poi la grande delusione di Milano. Vorrei che qualcuno capisse che i conti si fanno in campo. La marcia trionfale verso il tutto esaurito del Forum non c’è stata. Qualcuno forse ha perso dei soldi. Bene, se servirà al movimento del basket, che per ora fa finta di non capire eleggendo Minucci. Se non sale il livello complessivo del basket, nessuna squadra riuscirà ad avere un respiro più ampio, anche se comprasse la luna.

Addio (arrivederci?) a Jordan Taylor

Caro Jordan, resterai sempre uno dei migliori play che abbiamo conosciuto da queste parti. Grande giocatore e grande uomo. Ora “la squadra che non c’era” non c’è più. Andati via Taylor, Lawal e Datome, resta solo Phil Goss. Una bandiera e un combattente che aveva ha e avrà la nostra stima. E ora? Speriamo che la società stia programmando qualcosa per il futuro. Certo che il gioco entusiasmante dell’anno scorso non c’è più.

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Il momento del gregoriano

Sono sinceramente entusiasta di aver prodotto, ovviamente per la Radio VaticanaIntroduzione al canto gregoriano di Giacomo Baroffio. Il programma va in onda la domenica alle 21.30 sul quinto canale della Radio Vaticana. La grande novità è che per la prima volta i programmi musicali hanno un podcast. Chi non può sentire le puntate in streaming può scaricarle a partire dal martedì successivo su questo link.  In studio anche Eun Ju Anastasia Kim. Grazie al Responsabile tecnico Stefano Corato, ai tecnici audio Massimiliano D’Angelo e Alvaro D’Amico.

Il prof. Giacomo Baroffio di fronte alla Palazzina Leone XIII in Vaticano
Il prof. Giacomo Baroffio di fronte alla Palazzina Leone XIII in Vaticano