Settimana Santa

Questa foto scattata a Firenze  era per la Domenica delle Palme, ma credo incarni gli otto giorni più intensi della liturgia cattolica. Settimana Santa

  

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Roma ladrona, Roma cafona (22)

Alle 19.20 ieri sera mi trovavo al capolinea del 40. Dopo un paio di minuti è arrivata una turista e mi ha chiesto se fosse la fermata giusta per arrivare alla Stazione Termini. Certo, le rispondo io. Mi fa vedere il biglietto per sapere se era ancora valido. Come no! Scade alle 19.56 e questo autobus passa ogni dieci (10) minuti. E io sono qui dalle 19.10. Segue breve conversazione. Sono thailandese, mi spiega. Dopo oltre 35 minuti mi chiede dove può fare il biglietto. Le indico la macchinetta. Torno dopo qualche minuto. Non funziona. Passate le 20 le consiglio di andare a prendere la metro a Ottaviano, dove potrà comprare un biglietto (forse). Vado a prendere il 64 a Corso Vittorio, nonostante pioggia e vento. Arrivato quasi a largo di Torre Argentina nel senso opposto al nostro compare un 40. Da piazza Pia al Colosseo ho impiegato un’ora e mezza per una distanza di 3.3 Km. Se fossi andato a piedi avrei fatto prima. Grande Paese la Thailandia.

La vita, la musica

Una foto scattata a Montecarlo durante il Festival Printemps des Arts. L’ho intitolata semplicemente “La vita. la musica“.

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The Day After

Oh, me name is Dan Malone
I’ve no place to call me home.
I’m an outcast in the land that I was born in.
And I’m weary of the load
On this long and lonely road.
How I hate to face the sunlight in the morning.

Oh the land is rich and wide
But hunger walks beside.
I’m an outcast in this proud land that bore me.
My life is almost done
Amd my courage is all gone
For the long road that stretches out before me.

Then that day so long ago
I met Kitty from me home.
Fair of face, her voice forever charmed me.
But she couldn’t bear the load
On this long and lonely road.
Now her grave lies unident’ outside Killarny.

I have begged from time to time.
I have drunk the golden wine.
I’ve fought men and I’ve done my share of lovin’.
I’ve met wise men; I’ve met fools.
But we’ve always known the rules.
A tinker man must always be a movin’.

Ah but maybe one day soon
When the heather is in bloom,
I lay my head upon the scented clover.
A man can’t always fight,
And so a long winter’s night
I’ll go to sleep; my troubles will be over.

Then remember Dan malone
As I lie here all alone
Remember me to this proud land that bore me.
I can sleep my time away
In six feet of pauper’s clay,
No open road lay stretching out before me.

Uno sguardo al passato

La musica l’ho già postata. Ma a ripensarci su, ecco il testo…

Qualcuno era comunista perché era nato in Emilia.
Qualcuno era comunista perché il nonno, lo zio, il papà. .. la mamma no. Qualcuno era comunista perché vedeva la Russia come una promessa, la Cina come una poesia, il comunismo come il paradiso terrestre.
Qualcuno era comunista perché si sentiva solo.
Qualcuno era comunista perché aveva avuto una educazione troppo cattolica.
Qualcuno era comunista perché il cinema lo esigeva,
il teatro lo esigeva, la pittura lo esigeva, la letteratura anche. . . lo esigevano tutti.
Qualcuno era comunista perché glielo avevano detto.
Qualcuno era comunista perché non gli avevano detto tutto.
Qualcuno era comunista perché prima… prima…prima… era fascista.
Qualcuno era comunista perché aveva capito che la Russia andava piano, ma lontano.
Qualcuno era comunista perché Berlinguer era una brava persona.
Qualcuno era comunista perché Andreotti non era una brava persona. Qualcuno era comunista perché era ricco ma amava il popolo.
Qualcuno era comunista perché beveva il vino e si commuoveva alle feste popolari.
Qualcuno era comunista perché era così ateo che aveva bisogno di un altro Dio.
Qualcuno era comunista perché era talmente affascinato dagli operai che voleva essere uno di loro.
Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di fare l’operaio. Qualcuno era comunista perché voleva l’aumento di stipendio.
Qualcuno era comunista perché la rivoluzione oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente.
Qualcuno era comunista perché la borghesia, il proletariato, la lotta di classe…
Qualcuno era comunista per fare rabbia a suo padre.
Qualcuno era comunista perché guardava solo RAI TRE.
Qualcuno era comunista per moda, qualcuno per principio, qualcuno per frustrazione.
Qualcuno era comunista perché voleva statalizzare tutto.
Qualcuno era comunista perché non conosceva gli impiegati statali, parastatali e affini.
Qualcuno era comunista perché aveva scambiato il materialismo dialettico per il Vangelo secondo Lenin.
Qualcuno era comunista perché era convinto di avere dietro di sé la classe operaia.
Qualcuno era comunista perché era più comunista degli altri.
Qualcuno era comunista perché c’era il grande partito comunista.
Qualcuno era comunista malgrado ci fosse il grande partito comunista. Qualcuno era comunista perché non c’era niente di meglio.
Qualcuno era comunista perché abbiamo avuto il peggior partito socialista d’Europa.
Qualcuno era comunista perché lo Stato peggio che da noi, solo in Uganda. Qualcuno era comunista perché non ne poteva più di quarant’anni di governi democristiani incapaci e mafiosi.
Qualcuno era comunista perché Piazza Fontana, Brescia, la stazione di Bologna, l’Italicus, Ustica eccetera, eccetera, eccetera…
Qualcuno era comunista perché chi era contro era comunista.
Qualcuno era comunista perché non sopportava più quella cosa sporca che ci ostiniamo a chiamare democrazia.
Qualcuno credeva di essere comunista, e forse era qualcos’altro.
Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana.
Qualcuno era comunista perché credeva di poter essere vivo e felice solo se lo erano anche gli altri.
Qualcuno era comunista perché aveva bisogno di una spinta verso qualcosa di nuovo.
Perché sentiva la necessità di una morale diversa.
Perché forse era solo una forza, un volo, un sogno era solo uno slancio, un desiderio di cambiare le cose, di cambiare la vita.
Sì, qualcuno era comunista perché, con accanto questo slancio, ognuno era come… più di sé stesso. Era come… due persone in una.
Da una parte la personale fatica quotidiana e dall’altra il senso di appartenenza a una razza che voleva spiccare il volo per cambiare veramente la vita.
No. Niente rimpianti.
Forse anche allora molti avevano aperto le ali senza essere capaci di volare…come dei gabbiani ipotetici.
E ora? Anche ora ci si sente come in due.
Da una parte l’uomo inserito che attraversa ossequiosamente lo squallore della propria sopravvivenza quotidiana e dall’altra il gabbiano senza più neanche l’intenzione del volo perché ormai il sogno si è rattrappito.
Due miserie in un corpo solo.