Domenica è sempre domenica. Roma no

Dopo una settimana di lavoro e una giornata di influenza, domenica ho deciso di fare una passeggiata per Roma. La mia città conserva scorci mozzafiato e una bellezza prorompente che accende la passione. Fin qui il passato. Il presente è invece una città che appare al completo sbando. Non l’ho mai vista così sporca. L’odore prevalente è quello di orina (e anche in pieno giorno al centro della città qualcuno usa la città come un water). Parcheggiatori abusivi trionfano ovunque. Le auto parcheggiate in mezzo alla strada a cento metri dalla sede dei vigili urbani. Mendicanti di ogni tipo e musicisti di strada che a volume altissimo propongono i loro brani mal suonati. Continui ciascuno dei lettori per conto proprio. E questo è il centro. Altro che grande bellezza

La storia e la candeggina

Roma. Esci dalla metropolitana e rimani conquistato dalla bellezza della Classicità: il candore del Colosseo restaurato. Ora tocca alla Piramide cestia. Piccola e bianca ti guarda in mezzo al traffico, alle mura romane, a Porta San Paolo, quasi fosse il monolito di “2001 odissea nello spazio”. Tutto bello. Peccato che i monumenti sbiancati non siano per niente vicini all’originale. Il Colosseo era coloratissimo, tutto era vivo e non somigliante a stele cimiteriali come vorrebbero farci passare i resti dell’antichità. Roma era una città viva. Ora la stanno uccidendo. A parte le ruberie e la corruzione, ciò che mi colpisce è l’idea di una città piena di isole pedonali: zone commerciali e zone culturali. Si dà il caso che i romani siano gente normale che si reca a lavoro, si muove, vive la propria città come tutti gli altri cittadini del mondo. L’Aquila sta morendo perché non è stata capita la filosofia del luogo, l’importanza del centro storico come luogo d’incontro. Roma sta prendendo quella stessa strada. Mentre si sbianchettano i monumenti il resto muore, la vivibilità è a livelli di guardia. Sotto la calce la metastasi di Roma rimane e si allarga.