Coffee Time

A little cup but a happy cup. I am preparing a wonderful coffee. Or?

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La festa della musica?

Oggi, solstizio d’estate, sento di varie iniziative per celebrare la musica. Personalmente la festeggerò (anche se la nostra festa è il 22 novembre) con 4’33” di silenzio. Invito i miei pazienti lettori a fare altrettanto.

La vendetta di Cage

Ieri pomeriggio a Roma sono stato a un bel concerto di musica barocca. Bravi interpreti e bel programma. Fin qui tutto normale. Peccato, o per fortuna, che a Roma c’è il fattore Cage a provocare le nostre riflessioni. Da fuori della chiesa in cui si svolgeva il concerto arrivavano a ondate le note di canzoni pop di provenienza incerta. E creavano dissonanze, sfasamenti armonici, per poi scomparire e farci tornare al barocco: rendevano insomma contemporanea un’esperienza di ascolto che non avrebbe altrimenti avuto grande senso. Il bel programma non aveva relazione con l’ambiente in cui si svolgeva il concerto. Tra l’altro i tre strumentisti erano piazzati al centro della navata centrale, appoggiati a quella di sinistra, in maniera disarmonica rispetto alla chiesa. E’ bello continuare a studiare e suonare la musica del passato, ma è fondamentale avere una consapevolezza dell’oggi. La critica musicale potrebbe essere utile…

Chi ha paura di Harry Partch?

Ebbri di John Cage e delle celebrazioni (giustamente) dedicate a questo artista, è forse il momento di vedere cosa e chi c’era nelle avanguardie statunitensi del periodo. Cosa che ovviamente non è stata fatta. Ecco allora una proposta tra tante possibili: Harry Partch (1901-1974). Il documentario che segue è stato realizzato da BbcFour ed è perfetto per conoscere questo autore. Chi ne è rimasto incantato può andare alla Ruhrtriennale che quest’anno inaugura il 23 agosto con Delusion of the Fury, uno dei lavori più noti di Partch. Ecco allor un’oretta dedicata all’avanguardia.

Ancora Cage

Dal comunicato stampa:

La seconda giornata di The Cage after – il progetto internazionale dedicato a Cage in programma dal 18 al 24 novembre a Roma e Venezia che vede coinvolte numerose istituzioni italiane e straniere -, dà appuntamento all’Archivio della Fondazione Isabella Scelsi (via S. Teodoro 8, Roma) lunedì 19 novembre alle ore 18 per la conferenza multimediale di Marco Gazzano (professore dell’Università degli Studi di Roma Tre) dal titolo “John Cage e l’immagine elettronica”. Gazzano farà una introduzione alla musica dell’artista americano supportata da documenti audio e video, con particolare attenzione al rapporto fra Cage e le arti elettroniche, e presenterà il film di Peter Greenaway Four American Composers (1983), documentario che ha ritratto quattro grandi compositori americani: oltre John Cage, Meredith Monk, Philip Glass e Robert Ashley.

“The Cage after” è promosso da Fondazione Isabella Scelsi, Federazione Cemat, Goethe Institut Rom, Istituto Centrale per i Beni Sonori ed Audiovisivi, Nuova Consonanza e Fondazione Giorgio Cini di Venezia, con la collaborazione di numerose istituzioni italiane e straniere. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha conferito al Progetto “The Cage after” una propria medaglia di rappresentanza.

Anticipazione:

To all musicians

I don’t know if it is a masterwork. Music? Theater? Maybe Literature? Just Art? A joke? How many questions about silence. If someone is interested I will explain my position about 4’33. Meantime… I remind you there is a score. Do you love it or hate it?

Per John Cage

Nello stile di Morton Feldman, questo pezzo non è certo breve. Però è bello perdersi nel suo “massimalismo”. Un omaggio a Cage aspettando il 5 settembre, giorno in cui ricorrono i 100 anni dalla sua nascita. For John Cage di Morton Feldman

Morton Feldman’s For John Cage, written in the final phase of his career, is, typically for this period, a long work, almost 70 minutes. It is atypical, however, when one considers on how few occasions he actually wrote for this particular pairing of instruments: In 1951 there were “Extensions 1” and “Projections IV”; in 1963, he produced “Vertical Thoughts”; and again in 1978 he composed “Spring of Chosroes.” The reasons are varied, but the one constant that runs through these works is how Feldman’s palette of sonances, timbres, and textures could be achieved more forcefully by using these two instruments in his quest for “stasis.” This term refers in Feldman’s vocabulary to the effect achieved by the visual art of Mark Rothko and Philip Guston. In For John Cage, Feldman sets the piece in three movements where a minimum of notes are written in patters, played in varying time signatures, over and again, in slightly altered combinations of chords and tones. They are consistently modified to vary textural, polytonal, and even perceptual degrees, but never to the point of any linear modulation or scheme. For John Cage may repeat each sequence of notes — in limited range — and repeat them asymmetrically or symmetrically, this distinction doesn’t matter to Feldman, who felt that if he could just achieve “stasis” within his music, the question would forever be in his words “held in abeyance.” These patterned sections proceed from one another without reorganization or discernable system. But then, this work, as in all of Feldman’s middle and late pieces, was about the relationships between note and silence and instruments and tones. For John Cage, meant to be played by both performers and listened to at barely audible volume, established enough displacement to achieve a kind of stasis in sound and in its relationship to the greater stasis: silence. Despite the seemingly endless academic theorizing he involved in his work, Feldman’s music, and it’s concern with gentleness, stillness, is music of great, if subtly expressed, emotion. Inspired by one of his longest personal and professional relationships, For John Cage is perhaps his most haunting and beautifully wrought for all of its alien construction and perceptual ambiguity. Indeed, it appears as if Feldman were, at the end of his life, attempting to free music from the only thing that weighted it to earth: itself. ~ Thom Jurek, Rovi