Stabat Mater dolorósa

Un dolore che ti scava dentro

Brucia le viscere con cui l’hai generato

Tu ferma e il mondo in un vortice

iuxta crucem lacrimósa,

La sua croce, un letto d’ospedale

Come un aratro sul campo infecondo

Le tue lacrime asciutte scavano il viso

dum pendébat Fílius.

Sciogli l’abbraccio come un sogno svanito

Giaci con lui nella cassa di legno

Mentre con occhi socchiusi ti guarda

Cuius ánimam geméntem,

Come quel giorno le doglie

Ti fecero gridare d’amore

Così oggi nel silenzio ti ripari

contristátam et doléntem

Neppure l’inverno più duro

L’insulto più profondo alla tua carne

Diranno al mondo la tua mestizia

pertransívit gládius.

Un cuore giace freddo e immobile

Dall’altro battendo impazzito

Zampilla sangue che segna la terra

Vidit suum dulcem natum

Quel mattino fu primavera quando

Sorridendo lo prendesti in braccio

Quel fiore inerme avresti accudito

moriéndo desolátum,

Ora, come un bocciolo abbandonato

Giace indifeso sulla nuda terra

Per svanire lentamente nel vento

dum emísit spíritum.

L’anima nell’ultimo respiro

Poi quel niente fragoroso, preludio

Di quell’assenza che già è ricordo

Eia, mater, fons amóris,

Eri sua madre ma il tuo destino

Ti rende generatrice di tutti

Noi che solo amore potrà sfamare

me sentíre vim dolóris

Aiutami a patire il tuo dolore

Cingimi con forza perché del male

Complice possa essere io con te

fac, ut tecum lúgeam.

Tu non piangi lacrime ma sangue

Che il tuo pianto allora possa sgorgare

Dal mio viso e segnarlo in eterno

…Iuxta crucem tecum stare,
Et me tibi sociáre
in planctu desídero…
…Quando corpus moriétur,
fac, ut ánimae donétur
paradísi glória.
Amen.

Cara luna ogni notte moribonda

Tu sei specchio della nostra umanità.

Con occhi pietosi guardi da lassù

E spargendo la tua debole luce

Nostri ricordi e speranza tu inganni.

Mentre ti levi già svanito è il tempo

Fuori dal guscio

Nel guscio è l’ultimo libro di Ian McEwan. Potremmo definirlo un poliziesco con infarinatura shakespeariana. Il bambino che sta per nascere vive gli intrighi della mamma (che lo porta dentro di sè) con lo zio e contro il padre. Bella l’idea di ambientare una storia dentro un grembo materno ma poco convincente lo svolgimento e scontato il finale. Il volume è costruito su una struttura fin troppo palese. McEwan è uno dei miei narratori preferiti e se torno a parlare di libri letti è per cercare da voi qualche motivazione che mi faccia cambiare idea. Chi mi solleva da questa delusione?

The World vs Bob Dylan

Il Nobel a Bob Dylan se non altro ha avuto il merito di suscitare un bel dibattito. Per me la buona notizia è che finalmente qualcuno ha capito che certa “musica” è interessante soltanto -eventualmente- come “letteratura”. Da giovane ho amato i testi di Dylan e ho consumato il libro con tutte le canzoni e testo a fronte. Il problema -e la cosa migliore di tutta la faccenda- non sia giudicare se le poesie di Dylan siano abbastanza letterarie. Il fatto è che un anti-eroe non può essere nominato eroe. Non si può dare casa a un nomade. Non si possono puntare i riflettori verso chi si è sempre nascosto. Si dirà: ma una rockstar non può avere paura delle scene. Ma Dylan è una rockstar? O un poeta? O un menestrello che ruba per mangiare e gira gli Usa aggrappandosi ai treni merci? Dylan lo ha detto cantato e vissuto sulla popria pelle: nessuna certezza, nessuna direzione. Mi piacerebbe che andasse a prendere il premio e, come ha sempre fatto, sparisse subito dopo. Chi non li conosce, legga i testi delle sue canzoni, ascolti la sua musica e magari guardi Io non sono qui, film che racconta le diverse anime di Dylan anche meglio di No Direction Home di Scorzese. Come poeta-musicista, avrei forse preferito un riconoscimento per Leonard Coehn ma il valore aggiunto di questo Nobel è sancire il cambiamento di epoca: non sappiamo chi siamo e chi saremo, cos’è la letteratura (questo vecchio punto interrogativo oggi assume un nuovo significato), se il destino vedrà l’interazione tra le arti e come i media cambieranno, o hanno già cambiato, la nostra vita