I pesci non portano fucili

Fino al 4 giugno al Macro di Testaccio è possibile visitare la mostra antologica di Alfredo Pirri “I pesci non portano fucili”. L’esposizione, curata da Benedetta Carpi de Resmini e Ludovico Pratesi, offre uno spaccato della variegata attività dell’artista. “L’autore immagina una società disarmata e fluida come il mare aperto dentro il quale immergersi e
riemergere dando forma ad avvenimenti multiformi” e si ispira al secondo episodio della trilogia di Valis di Philip K Dick, il visionario scrittore statunitens scomparso nel 1982. Nelle 50 opere esposte possiamo rivivere la ricerca di Pirri attraverso linguaggi molteplici che però non perdono mai il contatto con la percezione del fruitore. Nelle foto Passi, in cui il pavimento di specchi si frantuma al passare dell’artista ma anche del pubblico e La stanza di penna, dove il paesaggio urbano, che sfiora la dimensione metafisica di certa arte novecentesca, è formato da copertine di libri.

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Un’OASI a Roma

Si intitola OASI l’installazione adattiva nata dalla collaborazione tra l’artista Licia Galizia e il compositore Michelangelo Lupone. La troviamo allo Spazio sensoriale del Macro in via Nizza 138 a Roma dal 10 aprile al 7 settembre 2014. Fin qui la cronaca. Vediamo un po’ che cosa significa “adattiva”. Tutti gli elementi sono sensibili alla posizione, al movimento e al contatto del fruitore. Il suono cambia di conseguenza e si adatta alla nuova condizione. Bisogna ricordare che l’opera è concepita come spazio multisensoriale, perciò oltre ad ascoltare e vedere il visitatore percepisce le vibrazioni toccando l’installazione e muovendosi all’interno di essa. OASI nasce dall’esperienza dei plafoni, sistemi di diffusione attraverso materiali naturali e sintetici, ideati dal CRM- Centro Ricerche Musicali di Roma. Il breve commento in questa sede è che forse qui abbiamo uno dei pochi tentativi di seguire la strada delle avanguardie storiche e di provare a creare nuovi spazi musicali che tengano conto della mutazione culturale iniziata nei primi anni del secolo scorso e spinta definitivamente verso lidi lontani dalla tradizionale sala da concerto grazie alle nuove tecnologie.

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