Antico & Moderno

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Roma Caput Mundi

Roma capitale: reale, morale o immorale. Credo francamente che non sia possibile confrontare la città eterna con altre realtà italiane o estere. Lasciamo stare la storia dell’antichità, Per chi lo avesse dimenticato, Roma è capitale quattro volte: per lo Stato italiano, per il mondo cattolico, per la FAO, per l’Ordine di Malta. Per questo oggi la sua vocazione è universale. Per questo ministeri, diplomazie e quant’altro rendono la città disordinata. Anche per questo è una città difficile da comprendere, dove vittime e carnefici si incontrano tutti i giorni e alternano i propri ruoli. Dove il provincialismo si confronta con il cosmopolitismo. L’aggregazione di realtà diverse, purtroppo, non avviene senza problemi. Chi dovrebbe tentare di sciogliere i nodi che rendono terribile la vivibilità della città è la politica. E’ la grande assente. Rutelli, Veltroni, Alemanno e Marino hanno sulla coscienza la mancanza di un senso, di una politica (appunto) per la Capitale. Chi verrà ora ha il compito fondamentale di restituire la mobilità ovvero un trasporto pubblico funzionante. I romani, o meglio gli abitanti di Roma, se non vogliono perire definitivamente devono rimboccarsi le maniche. Non aspettare ma agire. Anche la giungla alla fine si autoregolamenta. E allora basta con la doppia fila, i materassi buttati sul marciapiede, la spazzatura gettata per terra… in poche parole è ora dell’educazione civica.

Metti un weekend a Milano: Expo

Alti e bassi all’interno dell’Expo. Un must è il Pavillion Zero, dove viene fatta una piccola storia dell’approccio dell’uomo con il cibo. Intelligente la trovata del padiglione svizzero, dedicato alla liofilizzazione del caffè (che ha permesso di non buttare via l’eccesso di produzione), al sale, all’acqua e alle mele: ciascuno può prendere liberamente caffè solubile, sale, sacchetti con mele e bicchieri per l’acqua. Le scorte però resteranno limitate per tutta la durata dell’Expo. Se qualcuno ha preso sei confezioni di sale, cinque persone resteranno senza, e così via… I bassi sono alcuni padiglioni un po’ troppo auto-promozionali o altri troppo spogli. Spero di tornarci con calma e scrivere qualcosa in più. Se qualcuno di voi c’è stato scrivetemi le vostre impressioni..

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Metti un weekend a Milano: CO2

Sabato 16 maggio al Teatro alla Scala di Milano abbiamo assistito alla prima assoluta di CO2 con musiche di Giorgio Battistelli. Il primo pensiero è che abbiamo assistito alla vera inaugurazione dell’Expo: per argomento, ovviamente, ma anche per tipologia di teatro musicale, aperto a tutti e non solo agli addetti ai lavori della musica contemporanea. Battistelli conferma la sua abilità nella scrittura strumentale, con la proverbiale mobilità all’interno dell’orchestra, e nel saper adeguare questa ai fini drammaturgici. La novità di CO2, rispetto ad altre opere del compositore, è il libretto di Ian Burton. Lo scopo di queste nove scene con un prologo e un epilogo è evidentemente didascalico, avvicinandosi molto al film di Al Gore Una scomoda verità. La soluzione vincente è stata di far diventare lo scienziato David Adamson (ben interpretato da Anthony Michaels-Moore) una sorta di evangelista di bachiana memoria, che guida l’ascoltatore dall’inizio alla fine. CO2 diventa così un’opera-oratorio (profano) dal netto sapore barocco. Alle meraviglie del caso ci ha pensato una splendida regia di Robert Carsen, in perfetto connubio con la partitura. Il regista ha diviso il palcoscenico con una sorta di schermo di computer nel quale si svolgono le nove scene. I personaggi interagiscono con tale schermo come nel caso del diavolo tentatore nella scena del giardino dell’Eden.

Spero di poter approfondire meglio al più presto l’argomento in Radio Vaticana. Per ora la mia salute non me lo permette.

La scala mobile e il bagno

Nell’ultimo fine settimana trascorso a Milano ho avuto modo di visitare diverse mostre. La prima sensazione è la mancanza di un vero intento culturale. Piuttosto si cerca di sfruttare artisti più popular possibili: i Caravaggio, gli impressionisti, nel caso di Milano l’ennesimo Kandinskij ecc. Non ho saputo resistere al fascino di uno dei pittori da me più amati da ragazzo, Pollock. Eccomi allora a Palazzo Reale per Pollock e gli irascibili. Allestimento infelice, con troppi quadri in pochi metri. Video proiettati di fronte a tele. Soprattutto, mancanza assoluta di forza rivoluzionaria, di forza, tout court. Come se nulla fosse accaduto come modalità di fruizione, si passa davanti al quadro, a prescindere dall’epoca, si commenta, si va via. Gli anni Cinquanta diventano così come il Settecento o quel che vi pare. Del resto chi ha un quadro in casa? Solo poster o stampe. Sul rapporto committente-artista tornerò, spero. Ma vale la pena di pensarci su. Così, anche nel magnifico Museo del Novecento -accanto a Palazzo Reale- dove ho trovato tele che mi hanno entusiasmato,  ho visto i bambini di una scolaresca interrogarsi su questo strano posto dove non si può toccar nulla che chiamano museo. L’impressione è che le uniche cose vive fossero la scala mobile e il bagno.

Viva Sassari Abbasso Roma

Ho lasciato passare un paio di giorni prima di commentare la mia trasferta a Milano per la Final Eight di basket. Ora che le emozioni ecc si sono sedimentate, le mie parole saranno meno infuocate. Innanzi tutto Viva Sassari. Perché ha vinto, e nel basket chi vince è il più bravo. Le previsioni della vigilia davano la squadra di Meo Sacchetti come una vittima sacrificale. Se la sono giocata sul campo. E hanno vinto. Abbasso Roma. Perché come tifoso della Virtus devo ammettere che la squadra entrata in campo nella maniera peggiore è stata la mia. Prendiamo Cantù, vittima eccellente. E’ andata a giocare pensando di vincere facile per le due perdite di Reggio. Gli emiliani si sono rimboccate le maniche e hanno dato battaglia dal primo all’ultimo secondo. Cantù ci ha comunque provato. Ha sbagliato molto, e ha pagato per questo. Non così la Virtus Roma. La sensazione è che proprio non ci abbiano provato. Con l’eccezione del leone-Goss (anche se da play non riesce ad avere buone percentuali al tiro) e dell’ottimo Mbakwe (ma se nessuno lo serve anche inutile). E’ inaccettabile prendersela con la mancanza di Jordan Taylor. Vedasi ancora Reggio Emilia, in campo con mini-play. La Virtus Roma è stata la peggiore di questa edizione. C’è poi la grande delusione di Milano. Vorrei che qualcuno capisse che i conti si fanno in campo. La marcia trionfale verso il tutto esaurito del Forum non c’è stata. Qualcuno forse ha perso dei soldi. Bene, se servirà al movimento del basket, che per ora fa finta di non capire eleggendo Minucci. Se non sale il livello complessivo del basket, nessuna squadra riuscirà ad avere un respiro più ampio, anche se comprasse la luna.

Gesù Resta Mio Amico

Una versione particolare davvero di Jesus bleibet meine Freude di Johann Sebastian Bach. Oggi arte e design vanno a braccetto e si sfruttano a vicenda. Interessante a tal proposito è l’esperienza giapponese come nel caso di Morihiro Harano. L’artista-pubblicitario-designer sarà ospite a MIlano di Meet the Media Guru. Sul comunicato leggiamo che

Morihiro Harano è un creativo giapponese, un “artigiano digitale” che, nei suoi lavori, punta a unire la matrice classica della pubblicità con le più recenti evoluzioni dei linguaggi mediali: i social media, lo storytelling, le tecnologie mobile.

Prima di fondare Party – che non vuole definire agenzia pubblicitaria ma piuttosto un “creative lab” – è stato co-fondatore a Tokyo di Drill, agenzia con cui ha realizzato uno dei suoi spot più apprezzati in rete e più premiati a livello internazionale. Con “Xylophone”, realizzato per NTT DoCoMo, vince nel 2011 il “Gold Lion” al Cannes Lions International Festival of Creativity.