La scala mobile e il bagno

Nell’ultimo fine settimana trascorso a Milano ho avuto modo di visitare diverse mostre. La prima sensazione è la mancanza di un vero intento culturale. Piuttosto si cerca di sfruttare artisti più popular possibili: i Caravaggio, gli impressionisti, nel caso di Milano l’ennesimo Kandinskij ecc. Non ho saputo resistere al fascino di uno dei pittori da me più amati da ragazzo, Pollock. Eccomi allora a Palazzo Reale per Pollock e gli irascibili. Allestimento infelice, con troppi quadri in pochi metri. Video proiettati di fronte a tele. Soprattutto, mancanza assoluta di forza rivoluzionaria, di forza, tout court. Come se nulla fosse accaduto come modalità di fruizione, si passa davanti al quadro, a prescindere dall’epoca, si commenta, si va via. Gli anni Cinquanta diventano così come il Settecento o quel che vi pare. Del resto chi ha un quadro in casa? Solo poster o stampe. Sul rapporto committente-artista tornerò, spero. Ma vale la pena di pensarci su. Così, anche nel magnifico Museo del Novecento -accanto a Palazzo Reale- dove ho trovato tele che mi hanno entusiasmato,  ho visto i bambini di una scolaresca interrogarsi su questo strano posto dove non si può toccar nulla che chiamano museo. L’impressione è che le uniche cose vive fossero la scala mobile e il bagno.

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