The World vs Bob Dylan

Il Nobel a Bob Dylan se non altro ha avuto il merito di suscitare un bel dibattito. Per me la buona notizia è che finalmente qualcuno ha capito che certa “musica” è interessante soltanto -eventualmente- come “letteratura”. Da giovane ho amato i testi di Dylan e ho consumato il libro con tutte le canzoni e testo a fronte. Il problema -e la cosa migliore di tutta la faccenda- non sia giudicare se le poesie di Dylan siano abbastanza letterarie. Il fatto è che un anti-eroe non può essere nominato eroe. Non si può dare casa a un nomade. Non si possono puntare i riflettori verso chi si è sempre nascosto. Si dirà: ma una rockstar non può avere paura delle scene. Ma Dylan è una rockstar? O un poeta? O un menestrello che ruba per mangiare e gira gli Usa aggrappandosi ai treni merci? Dylan lo ha detto cantato e vissuto sulla popria pelle: nessuna certezza, nessuna direzione. Mi piacerebbe che andasse a prendere il premio e, come ha sempre fatto, sparisse subito dopo. Chi non li conosce, legga i testi delle sue canzoni, ascolti la sua musica e magari guardi Io non sono qui, film che racconta le diverse anime di Dylan anche meglio di No Direction Home di Scorzese. Come poeta-musicista, avrei forse preferito un riconoscimento per Leonard Coehn ma il valore aggiunto di questo Nobel è sancire il cambiamento di epoca: non sappiamo chi siamo e chi saremo, cos’è la letteratura (questo vecchio punto interrogativo oggi assume un nuovo significato), se il destino vedrà l’interazione tra le arti e come i media cambieranno, o hanno già cambiato, la nostra vita

Annunci