Roma ladrona, Roma cafona (27)

Roma, martedì 9 giugno ore 21.50. Fermata dell’autobus Celio Vibenna. Aspetto il 75. Non so sia appena passato. Non mi preoccupo tanto le partenze sono: 21.46/22.02/22.20. La app dell’Atac mi consiglia di aspettare anche se il 75 “non è monitorato”. Alle 22.40 finalmente passa (segno che è partito in ritardo e non alle 22.20). Vado a parlare con l’autista e gli dico che sono 50 minuti che aspetto l’autobus. Lui mi ride in faccia platealmente e risponde “che me lo dici a me? Dillo ai colleghi che non ci stanno”. Gli faccio notare che con quell’atteggiamento qualche suo collega ha avuto problemi. Frena. “E che me voi menà?”. Rispondo che l’incivile è lui e non io. “Già mai aggredito e er core me batte”. “Io non l’ho aggredita, è che qualcuno dovrà prendere qualche responsabilità e lei rappresenta l’Atac. Sono un giornalista e ho diversi amici suoi colleghi e comprendo i problemi dell’azienda”. “Ecco allora se sei un giornalista scrivilo”. “La prego di darmi del lei”. “No tu m’hai aggredito”. Fine della conversazione. E’ chiaro che quell’autista non fosse responsabile delle tre corse saltate. E’ chiaro anche che ridere in faccia a una persona che aspetta da 50 minuti non è una bella scelta di comunicazione. Succede spesso che il 75 salti delle corse. Se l’Atac non è in grado di gestire la linea, diminuisca le partenze e cambi gli orari.

Foto scattata alle 22.57 su via Guinizelli. Dal Colosseo a Monteverde ho impiegato oltre un'ora
Foto scattata alle 22.57 su via Guinizelli. Dal Colosseo a Monteverde ho impiegato oltre un’ora

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