Un ascoltatore manda un sms dicendo che l’interprete che sta andando in onda fa schifo. Un pianista valuta l’operato di un’antropologa. Un bambina dice che secondo lei Matisse non è granché. E’ assodato che la nostra società ha distrutto il concetto di auctoritas e mette sullo stesso piano il parere di dilettanti e professionisti, esperti e ignoranti. I social network hanno ereditato questa realtà dal mondo della televisione e poi l’hanno esaltata visto che la preoccupazione dei numeri dell’audience si è trasformata in quella per i click, mi piace ecc. In Italia -questa è la realtà che conosco meglio- ciò che è insopportabile è che tutto avvenga come in una riunione di condominio, in cui ciascuno esalta se stesso, anche in maniera ridicola, senza ascoltare gli altri. Soprattutto, sprecando il proprio tempo nel voler alzare o abbassare il proprio pollice sentendosi giudici di tutto e tutti. Mai trovo la volontà di confronto e di conoscenza, il rispetto di idee diverse dalle nostre, della persona umana. Da Guelfi contro Ghibellini, grazie al senso di onnipotenza dei mi piace di facebook, siamo diventati censori. Questo è uno stronzo, l’altro è un fascista. La sindrome di Catone








Lascia un commento