Avrei voluto parlare a fondo del libro “La trama del matrimonio” di Jeffrey Eugenides. L’ambientazione, anzi le ambientazioni, tra Providence, Parigi e l’India sono accattivanti e ben studiate. Si vede che i luoghi citati sono ben noti all’autore. Il libro è molto ben scritto da Eugenides, che non ha certo bisogno della mia presentazione. Però stavolta l’autore non convince come aveva fatto in Middlesex. Mi piacerebbe sapere che ne pensa qualcuno dei lettori di questo blog. Lo avevo scritto a proposito di altri scrittori e lo ripeto come uno slogan: la scrittura creativa rovina l’inventiva. Sarà un caso ma molti dei romanzi che mi hanno deluso ultimamente sono stati scritti da insegnanti di scrittura creativa. Se scrivere è solo un piacere per lo scrittore, diventa solo un esercizio di stile. Stucchevole. Ne “La trama del matrimonio” la vicenda costruita all’inizio viene tenuta in vita con l’ossigeno di nuovi scenari e descrizioni che aumentano il numero di pagine del libro senza alcuna necessità e sembrano servire solo a procrastinare il prevedibilissimo e già annunciato finale. Tutto sembra costruito a tavolino, a partire dal duello Roland Barthes vs Jane Austen. Le dinamiche mentali dello scrittore allora diventano prevedibili come certe produzioni televisive. Belle, lo ripeto, le descrizioni dei luoghi. Troppo poco per un vincitore del Pulitzer, sia pure 2003.








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